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domenica 23 marzo 2014

CULTURA - E' Primavera, bentornata Persefone!

La splendida Dea in Trono a Berlino.
E' fondamentale per la nostra comunità recuperare la memoria di ciò che eravamo e delle nostre origini. Persefone fa parte di queste, dal momento che fu oggetto di ossequioso culto nella nostra città. Ne scriviamo in questa giornata, poiché il suo mito è legato proprio all'ingresso della stagione primaverile, periodo del suo leggendario ritorno dagl'Inferi. Abbiamo imparato a conoscere Persefone (Proserpina per i romani, ma la nostra origine è greca!) per via dei diversi tentativi(*) di recuperare la magnifica scultura della Dea in Trono (V sec. a.C.), preziosa testimonianza del culto di cui fu oggetto nella Città dei Due Mari e che il destino vuole lontana da Taranto sin dal suo ritrovamento, ai primi del 1900. Fu in quel periodo che, venuta alla luce in occasione di uno scavo fra via Duca degli Abruzzi e via Mazzini, fu subito trafugata per venire poi acquistata da Guglielmo II di Germania per l’incredibile cifra di un milione di marchi di quell'epoca. La  burocrazia rese regolare quell’acquisto e perciò l’opera originale non è più ottenibile. Di recente lo è stata però la sua copia fedele, realizzate con tecnica laser ed oggi presente in tutta la sua maestosità nel nuovo allestimento del II piano del MArTà, in una sezione dedicata alle eccellenze della scultura tarantina di epoca arcaica e classica. L'originale della Dea fa bella mostra di sé, con quel sorriso ammaliante che precede di secoli quello della Gioconda, in uno dei musei più importanti di Berlino, l’Altes Museum, dove rappresenta il pezzo forte della collezione classica (vedi QUI). Ma perché si diceva che ritorna ogni primavera? la leggenda di Persefone è una delle più affascinanti storie d’amore della mitologia greca, e addirittura micenea, che affonda le sue radici nel rapimento della Dea,

bellissima figlia di Zeus e di Demetra, ad opera di suo zio Ade, Dio dell’oltretomba. Il mito tramanda che giunta negli Inferi, le fu offerta della frutta, della quale assaggiò sei chicchi di melograno, ignara del fatto che, chi si fosse nutrito dei frutti dell’oltretomba, ne sarebbe rimasto prigioniero per l’eternità. Sua madre Demetra, Dea della fertilità e dell’agricoltura, che prima di questo episodio procurava agli uomini interi anni di buon raccolto, per la disperazione fece precipitare i campi in un inverno senza fine. L’intercessione di Zeus portò ad un accordo secondo il quale, considerato che Persefone aveva mangiato solo 6 chicchi e non il frutto intero, sarebbe rimasta negl’Inferi solo per il numero di mesi equivalente a quello dei semi ingeriti. Persefone avrebbe così trascorso sei mesi nell’oltretomba con il marito e sei sulla terra con la madre la quale, da allora, avrebbe festeggiato il ritorno primaverile della figlia sulla terra, facendo rifiorire la natura fino a tutta l’estate. I motivi legati all’amore, alla fertilità e alla rinascita dopo la morte resero Persefone particolarmente venerata sin dai tempi dei micenei in Grecia (1600-1100 a.C.). Celebri furono i Misteri Eleusini, riti antichissimi che rappresentavano il ciclo perenne del riposo e del risveglio della vita nelle campagne, testimoniati su diversi dipinti e ceramiche di varie epoche. I riti si estesero a tutta la Grecia antica e alle sue colonie, compresa la nostra Taranto, e da qui a Roma, dove ebbero larga diffusione anche presso Cicerone e l’imperatore Adriano. Taranto  porta della cultura classica in Occidente, un vanto da non dimenticare, insieme al mito della sua Persefone.


*L'ottenimento della copia della "Dea in trono" è stato il frutto di un lungo lavoro iniziato nel 2009 quando l’assessorato alla Cultura del Comune retto dalla prof.ssa Mignogna s’interessò, assieme all’allora ass. al Turismo della Regione, Ostillio (leggi QUI). Poi nel 2011 (leggi QUI) per interessamento dell’allora assessore comunale all’Attuazione del Programma Pierri, insieme al Soprintendente ai Beni Archeologici dell’epoca De Siena e all’editore Massafra. Intenzione della I giunta Stefàno era quella di collocarla presso il nuovo museo della città a palazzo Pantaleo.

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