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lunedì 11 novembre 2013

CULTURA - La Notte di Taranto, oggi il 73° anniversario


La rada di Mar Grande durante l'attacco (foto tratta da QUI).
11 novembre 1940. Una data difficile da dimenticare per la nostra città, guai a farlo. Ce la ricordano tutti i libri di storia e numerose pubblicazioni internazionali. E' quella che rimase nella storia come La Notte di Taranto, una delle disfatte più cocenti della Regia Marina italiana durante la II guerra mondiale. Una ferita indelebile per Taranto, il cui ricordo affiora ancor oggi insieme agli ordigni che di tanto in tanto restano impigliati fra le reti dei pescherecci che battono i due mari. Erano le 22,58 di 73 anni fa quando il cielo di Taranto venne illuminato a giorno dai “bengalieri” della Royal Air Force inglese. Era partita l’operazione Judgement: due ondate a distanza di mezz’ora l’una dall’altra, portarono sulla città 21 swordfish, vecchi biplani ereditati dalla I guerra mondiale, i quali sganciarono una serie impressionante di bombe e siluri sulla flotta italiana, ormeggiata quasi per intero nel porto
della città bimare.
Mentre sei bombardieri creavano il diversivo attaccando le navi minori in mar Piccolo, undici siluranti aprivano il fuoco sulle corazzate alla fonda di mar Grande, colpendo gravemente la Cavour, la Littorio e la Duilio e danneggiando il Trento e il Libeccio. Un’ora e mezza dopo fu tutto finito. Un attacco
La Notte di Taranto in uno dei libri
che l'ha raccontata.
studiato sin dal 1935 per sbarazzarsi della presenza italiana nel Mediterraneo, teatro dei traffici inglesi con Malta e le colonie d’Africa. La missione era stata fissata per il 21 ottobre, anniversario della vittoria di Nelson a Trafalgar, ma un incendio sull’Illustrious e un’avaria alla Eagle, le portaerei da cui sarebbero decollati i velivoli nei pressi di Zante, fece slittare tutto e pianificare l’attacco con la sola Illustrious e nove aerei in meno. La fortuna però aiutò gli audaci, perché l’11 novembre le condizioni per l’attacco furono ancora più favorevoli rispetto a quattro giorni prima: appena il 25 ottobre l’Italia dichiarò guerra alla Grecia e questa mossa finì col concentrare nel nostro porto anche le navi solitamente dislocate a Napoli, Messina e Palermo. Oltre a ciò il destino volle che la notte prima dell'attacco la rete antisiluri venisse imprudentemente lasciata aperta, proprio dopo l’ingresso in porto di una di queste corazzate di rinforzo. Ci si mise perfino una mareggiata a strappare alcuni degli 87 palloni di sbarramento posizionati a protezione delle navi ed una luna piena che consentì le migliori condizioni visive per il bombardamento. 
Di quella notte abbiamo parlato due anni fa con un testimone di quel bombardamento, in un'intervista che oggi, in occasione dell'anniversario, vi riproponiamo per non dimenticare.
'Don' Armando, classe 1917, una delle memorie più antiche e lucide della città. 
Venerdì prossimo è l’11 novembre… 
E' vero, qualcuno la chiama la Pearl Harbour italiana anche se, date alla mano, è Pearl Harbour che è stata la 'Taranto americana'!" - poi l'espressione cambia, lasciando tornare alla mente i ricordi - "era sera, sentimmo arrivare gli aerei e vedemmo i bagliori dei bengala lanciati per illuminare i bersagli, scappammo subito in cantina, tutti ne avevamo una, erano i nostri rifugi. 
Non proprio sicuri come rifugi… 
bè certo, fosse caduta una bomba sulla casa ci sarebbe stato poco da fare. Ci passarono proprio sopra, perché eravamo sulla rotta del porto. All’inizio andarono a mar Piccolo, ma fu solo per distogliere l’attenzione della contraerei da mar Grande, dove si lanciarono a pelo d’acqua coi siluri. Qualche aereo riuscimmo pure ad abbatterlo, ma insomma... Mio fratello stava sulla Vittorio Veneto, per fortuna si salvò, la nave fu presa di mira più volte, ma mancarono il
La corazzata Cavour affondata nel porto di Taranto.
bersaglio. 

Immagino la paura. 
Furono minuti molto lunghi ma alla fine abbiamo sempre sperato che si ‘limitassero’ a obiettivi militari, anche se purtroppo ne morirono tanti. 
Già, 58. Come viveste il giorno dopo? 
Appena fece giorno andammo sul lungomare, ci ritrovammo davanti a uno scenario desolato. C’era tanta gente, ricordo che i soccorritori sentirono dei rumori metallici provenire da sotto alla Cavour e si pensò a dei superstiti, invece si trattò di un tronco che urtava le lamiere contorte sott’acqua. Portarono la Cavour ad incagliare davanti a Chiapparo, la Duilio davanti a Lido Sirena a lungomare: se allungavi il braccio le potevi toccare. Sul terrazzo di casa nostra trovammo le schegge delle bombe… andò bene perché poi scoprimmo che qualcuna cadde anche su c.so Umberto. A casa di un nostro amico ne disinnescarono una conficcatasi praticamente in casa, aveva sfondato il tetto e si era fermata appena sopra alla camera da letto. 
La Marina fece parecchi errori di valutazione, ho letto che si parlò anche di complotto
No non ci fu complotto, è che non avevamo portaerei e a Taranto ci sentivamo al sicuro, ma certo… Cosa? 
...per giorni, prima dell’attacco, passarono dei ricognitori inglesi sulla città, ricordo ancora gli annunci alla radio “attenzione, ricognitore in azione, attenzione” e non fummo capaci né di capire, né di far alzare un aereo per fermarli. Avevano le foto di tutto, il comandante della portaerei (Sir Lumbey St. G. Lyster - ndr) era stato anche di stanza a Taranto durante la I guerra mondiale e conosceva bene il porto, figurati che i siluri vennero tarati per passare appena sotto alle nostre reti... Qualche giorno dopo l'attacco sistemarono tutti i palloni intorno alle navi superstiti, quando i buoi erano già scappati dalla stalla... 
E’ così che andò. Uno degli episodi più drammatici della nostra storia raccontati con dolore discreto e senza esasperazione, altri tempi. 
Ehi don Armando, la prossima volta facciamo l'intervista con la videocamera, così la mettiamo su youtube. 
Va bene… dov’è che la mettiamo a nonno?

Per i tuoi approfondimenti guarda il documentario in inglese qui sotto e clicca sui siti della regia marina, dell'aviazione, dell'anmi e qui, sono stati le fonti per questo post.

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