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martedì 26 novembre 2013

CULTURA - Cesare Giulio Viola a 127 anni dalla nascita

Il quarantenne Viola in una foto
tratta dal Corgiorno dell'8 nov 2009.

Il nostro percorso di recupero della memoria e delle tradizioni tarantine conosce oggi un’importante tappa, quella dell’anniversario della nascita di Cesare Giulio Viola. Grande uomo di cultura, il Viola nacque nel 1886, 127 anni fa, dall’archeologo galatinese Luigi Viola, a sua volta importante espressione della cultura locale, in quanto fondatore del Museodi Taranto e autore di preziose scoperte quali la cinta muraria della città, la Cripta del Redentore e la tavola nona dello Statuto municipale di Taranto. Cesare Giulio si laurea in giurisprudenza e combatte nella I guerra mondiale. Si trasferisce a Roma, dove la sua attività è molto intensa e varia: fertile commediografo, sceneggiatore, critico teatrale, giornalista e collaboratore della Rai. E' caporedattore della rivista Nuova Antologia dal 1926 al 1931 e Presidente del Sindacato Autori Drammatici. Per oltre un trentennio, dagli anni Venti in poi, è presente sulla scena teatrale e letteraria italiana, dando voce alle inquietudini del periodo fra le due guerre. Inizia l'attività letteraria con un volume di liriche apparso a Napoli nel 1909, dal titolo “L'altro volto che ride”. Nel 1922 pubblica una raccolta di novelle intitolata

Capitoli e nel 1946 Perché?. Scrive tre romanzi: Pricò (1924), Quinta classe (1955) e Pater. Il romanzo del lume a petrolio (1958), dedicato alla memoria del padre Luigi.
Il marmo commemorativo sui muri del Municipio.
Muovendo da storie dolorose della vita borghese e familiare, la sua scrittura prevede spesso l’affermazione della solidarietà umana. Scrive più di trenta commedie in quarantacinque anni, risultando uno degli autori più fecondi e apprezzati del suo tempo. Molte di queste sono rappresentate dalle più importanti compagnie teatrali dell'epoca, come la Compagnia Emma Gramatica, Salvini, Pavlova, Ruggeri. Fra le più significative: Il cuore in due (1926), Fine del protagonista (1931), Quella (1933), Canadà (1934), …E lui gioca! (1936), Gavino e Sigismondo (1939) , Vivere insieme (1939), La nostra età (1940), Non è vero (1941), Poveri davanti a Dio (1947), Salviamo la giovane (1951), Nora seconda (1954) e Venerdì santo (1958). Il suo nome è legato anche all'attività cinematografica. Il suo rapporto con il cinema inizia alla metà degli anni Trenta, quando scrive alcune sceneggiature in collaborazione, come Luciano Serra, pilota (1938), Napoli d'altri tempi ('38), Napoli che non muore ('39), Primo amore e L'angelo del crepuscolo ( ‘43). Offre la sua prima prova di soggettista e sceneggiatore nel 1943 con il film I bambinici guardano, diretto da Vittorio De Sica, e tratto dal romanzo Pricò, in cui lo scrittore si rivela un attento osservatore dell'animo infantile. Al nome di Viola sceneggiatore è legata una delle più alte testimonianze del cinema neorealista, Sciuscià (1446), alla cui sceneggiatura l'autore collabora con De Sica e Zavattini. Il film riceve una nomination per l'Oscar per la sceneggiatura nel '46. Seguono altre sceneggiature come I pagliacci (1956) e Altair (1956)Cesare Giulio ebbe anche una brevissima parentesi politica, candidandosi alle elezioni del giugno 1952, nelle liste del Partito Liberale Italiano, non venendo eletto. Celebre fu il suo slogan “al Parlamento della Repubblica Cesare Giulio Viola il più tarantino dei candidati”. Cesare Giulio Viola muore a Positano il 3 ottobre del 1958. Diversi sono i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera, come il Premio I.D.I . - Saint Vincent nel 1950, il Premio Autori Drammatici nel 1957 e il Premio Napoli, assegnatogli per l'opera teatrale “Venerdì Santo”, nel 1958. Taranto ha intitolato al Viola un marmo commemorativo sulla facciata della sede municipale, posta nel cinquantesimo anniversario dalla scomparsa e una scuola in via Plateja-via Zara. In nome di Viola, a cui il cugino, l'avv. Enrico Viola ha intitolato un Centro Studi nel 2010, è stata anche condotta la battaglia contro l’abbattimento della masseria Solito, in via Plateja, ora acquisita dal Comune, che dovrà curarne il recupero (leggi QUI e QUI). Autentica testimonianza del passato cittadino e ora immersa nel cemento di una discutibile modernità, la masseria appartenne alla famiglia Viola e se ritrova il ricordo nel romanzo Pater. Diverse città, fra le quali Roma ricordano il nostro autore con l’intitolazione di una via (la trovi QUI).

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