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martedì 1 ottobre 2013

AEROPORTO - I movimenti locali scrivono ai sindaci: "difendete il nostro scalo!"



La Regione sta per licenziare il nuovo Piano dei Trasporti che, come facile immaginare, penalizzerà ancora di più Taranto e il suo aeroporto. Il diktat è che la vocazione deve rimanere 'industriale' che, nel caso dell'Arlotta, significa cargo. Più che una reale volontà di investimenti, che pure sarebbe auspicabile in chiave porto-aeroporto, pare sia l'ennesima scusa per bloccare il traffico passeggeri senza, d'altro canto, attrezzare realmente lo scalo per quelli cargo, di cui è attualmente sprovvisto. Per questa ragione associazioni e movimenti del territorio, uniti, hanno inviato il seguente appello ai sindaci interessati dallo sviluppo dell'aeroporto ionico, quelli di Taranto, Grottaglie, Monteiasi e Carosino. Ecco il testo integrale della missiva:
Esprimiamo contrarietà e viva preoccupazione circa le modalità adottate dalla Regione Puglia per introdurre vincoli in grado di condizionare le attività future dell'Aeroporto di Taranto
Marcello Arlotta. Attendiamo in proposito di conoscere le iniziative assunte dalla Procura in merito alla denuncia presentata da una delle nostre associazioni, così come attendiamo soluzioni a favore dei cittadini utenti e non solo delle imprese private. Ci rivolgiamo ai nostri amministratori dicendo loro: non firmate nulla! Ve lo chiedono le associazioni, i movimenti, i comparti produttivi e i semplici cittadini. Non svendete ancora una volta il territorio tarantino, come già accaduto a Grottaglie nel 2006, quando ci furono espropri di migliaia di ettari di terreno fertile, con la promessa di un grande sviluppo, che poi ha prodotto il nulla. L’assessore ai Trasporti della Regione Puglia Giannini ci fa sapere che: “…le decisioni circa la destinazione cargo sono state assunte all'unanimità dalla politica e da tutti, anche dai tarantini”. Prendendo per buone queste affermazioni, capiamo che i consiglieri e assessori regionali tarantini potrebbero aver sostenuto il piano di Giannini  in base al quale Taranto viene ancora una volta penalizzata senza ricevere nulla in cambio. Gli anni passati non hanno insegnato nulla! Cosa hanno avuto in cambio i cittadini di Taranto che, al pari degli altri pugliesi, pagano in tasse le compagnie low cost per i voli da Bari e Brindisi? Perché un tarantino deve spendere 150 € in più per prendere un aereo? Perché la ricaduta occupazionale e l’indotto che si sviluppa non deve ricadere su Taranto (ricordiamo che i nostri taxi non sono bene accetti nei “loro” aeroporti)? Il gap infrastrutturale con Bari ma soprattutto con Brindisi è già notevole, vogliamo essere surclassati? Taranto è una importante città del meridione che per 150 anni ha servito e continua a servire l’Italia. Perché queste umiliazioni, perché queste disparità? La popolazione di Taranto è stanca di questi continui mirati oltraggi, non si sente rappresentata dalla classe politica regionale e lo dimostrerà nella manifestazione del 26 ottobre “Per lo sviluppo alternativo”, che non può prescindere dalla mobilità e dall’economia che genera un aeroporto pienamente funzionante. Posto che l’aeroporto di Taranto-Grottaglie  è certificato dall’ENAC e possiede servizi doganali attivi, l’unica formula che la collettività possa accettare è: in primis VOLI PASSEGGERI DI LINEA; quindi, altre attività possibili quali postali e cargo (nel caso ci fossero commesse import-export).

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