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venerdì 30 agosto 2013

CULTURA – Arrivederci all’Isola che Vogliamo

Piazza Duomo durante l'Isola che Vogliamo 2013.

Mercoledì è calato il sipario sull’edizione 2013 della kermesse dell’Isola che Vogliamo. Un evento amato, talvolta criticato, ma certamente di grossa portata e anche ben riuscito. Nella nostra valutazione gli aspetti migliorabili non riescono a intaccare la positività dell’iniziativa, anche perché gli organizzatori si sono mostrati attenti alle critiche costruttive e questo lascia spazio ai suggerimenti per ciò che, siamo certi, avverrà in futuro. Perché positiva? Non certo e non solo perché si è riusciti a regalare a tarantini e visitatori quattro mercoledì di piacevole svago, ma perché vivere quei vicoli ci sta dando sempre più modo di interrogarci sul patrimonio artistico e culturale del nostro territorio. Perché stiamo comprendendo sempre di più e sempre meglio che l’Isola è il punto da cui farlo ripartire. Nelle strette e ammalianti stradine del centro storico si sente parlare di Taranto e di un futuro che, nella consapevolezza di questo potenziale, risulta possibile anche al pessimista di ieri. Si parla della bellezza dei numerosi palazzi di pregio citandoli per nome, quasi accarezzandone la valenza artistica. Ci si inorgoglisce delle stupefacenti piazzette, che non risultano censite neppure sulle mappe di google. Lo fa anche chi fino a poco tempo fa sosteneva che Taranto non avesse monumenti… e sempre più ci si reca
a passeggiare per i vicoli, aldilà di ogni evento. La promozione della manifestazione non è ancora riuscita a sfondare i confini della provincia, ma di turisti se ne sono visti e si è potuto mostrar loro il fascino di un borgo che nemmeno l’incuria politica riesce a scalfire. Il turismo sarà fondamentale per Taranto, perché dovrà costituire quell’altra economia cui si dovrà dar vita, ma l’aspetto principale, ora, è che siamo proprio noi a comprendere quanto abbiamo fra le mani. Per di più si è avuto, anche quest'anno, il merito di proporre cultura, luoghi e arte in varie forme, attraverso l’impegno e la passione di chi questo territorio lo ama per davvero. Non ci sembra affatto poco, anzi, è proprio ciò che serve per iniziare a credere e operare concretamente per il cambiamento agognato. Cosa miglioreremmo? anzitutto gli artisti e le guide dovrebbero esser pagati tutti anche loro. Va bene farlo per il bene della città, ma arte e cultura devono aiutarci a fare economia per i motivi che indicavamo prima, ed è giusto che chi la muove e propone abbia il meritato compenso. Il rischio è quello di cadere nella trappola proposta da tanti datori di lavoro: “non ti pago ma ti sto dando un’opportunità”, e si va di opportunità in opportunità senza incentivare coloro ai quali si offre la ‘vetrina’. Le critiche che invece non ci sentiamo di condividere sono quelle di chi sostiene che in questo momento proporre la città al turismo serve solo a distrarre dai problemi ambientali. E’ certamente vero che c’è chi soffia sull’immagine edulcorata della città, con l’intento di minimizzare il dramma dei tarantini, ma è altrettanto vero che abbiamo bisogno di credere di poter vivere di altro, anche ora, senza certo rinunciare alla sacrosanta battaglia per la vita e la dignità. Quanto ai rischi di un’Isola consegnata al turismo di massa incontrollato e ‘sporcaccione’, crediamo che prima dei traguardi esistano i percorsi. Neppure noi saremmo contenti di raccogliere i cocci di un borgo antico maltrattato e vilipeso, ma riversarci sull’Isola è un passaggio propedeutico a ciò che andremo a costruire una volta recuperata la sua conoscenza. L’inciviltà, in tutte le sue forme, è pur essa un problema importante e non solo del nostro territorio, ma sempre, non solo i mercoledì dell’Isola. 

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