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lunedì 1 luglio 2013

SVILUPPO - Taranto senza Ilva, l'affascinante progetto nella tesi di una giovane laureata tarantina

Un prospetto dell'area a caldo riconvertita.
La drammaticità della situazione sanitaria e ambientale di Taranto ha da tempo sviluppato in città riflessioni riguardo al tributo versato dai tarantini per le loro industrie di scarto. Quelle che qui si sono potute trapiantare praticamente senza alcuna condizione, giustificate dalla disoccupazione degli anni ’60. Per decenni la politica ha intrecciato i suoi interessi, poco pubblici e molto privati, con quelli dei colossi industriali e la società civile ha compreso di doversi sobbarcare anche il peso della proposta di alternative, in quanto unica componente interessata davvero a farlo. Oggi questa passione crescente ha prodotto un ulteriore tassello, posto da una studentessa universitaria che, con la sua tesi di laurea (la trovi QUI) ha, per la prima volta, reso visibile a tutti i suoi concittadini la ‘Taranto senza Ilva’. O quanto meno priva della sua parte più inquinante, l’area a caldo. Il titolo del progetto architettonico è VerdeIlva e consiste in una radicale riqualificazione degli spazi oggi occupati da altiforni e cokerie, che passa da un parco per le energie rinnovabili, una riserva naturale, da spazi attrezzati per il tempo libero e l’aggregazione e da un polo commerciale. Il tutto affacciato a ridosso dei Due mari: l’immenso spazio del porto restituito e riconnesso alla città attraverso una serie di strutture in grado di rilanciare nuove economie e l’immagine turistica di una città magnifica. L’autrice di quest’affascinante visione è Alice Martemucci, giovane tarantina laureatasi a gennaio scorso all’Università La Sapienza di Roma. L’abbiamo contattata per scoprire qualcosa di più sulla genesi di un progetto che è anche il sogno dei tarantini.

Alice, la tua tesi trasuda amore per Taranto da ogni tavola e sta facendo il giro del web. Forse è la prima volta che alla città è consentito specchiarsi in un altro futuro. Una bella impresa. Che riscontri stai avendo?
Devo essere sincera, non mi aspettavo tanto scalpore! Molta gente ha visto sul web il mio lavoro e mi ha
contattata per avere informazioni o anche solo per uno scambio d'idee. Tutto ciò dimostra che molti tarantini si riconoscono in un futuro alternativo senza Ilva e che non sono riusciti a toglierci la forza di sperare e sognare un futuro migliore per la nostra bella città.


Un progetto architettonico che probabilmente va oltre all’aspirazione professionale. Com’è nata l’idea?

L'idea di base era quella di concludere il percorso di studi con un progetto che riguardasse Taranto. Volevo nel mio piccolo compiere un gesto d'amore per la mia città. Ho iniziato una lista di pro e contro, di ciò che manca alla città e cosa invece è di troppo..l'ILVA!! Da lì l'idea di rivoluzionare quell'area e trasformarla in un parco delle energie rinnovabili.

Una buona parte di Taranto è bloccata dalla paura di scrivere un futuro diverso, sia in caso di chiusura totale dell’industria, che in quella della sola area a caldo. Tu con queste tavole indichi la strada della riconversione della parte più inquinante. Come leggi l’attualità della nostra città.
La nostra è una realtà complessa ed ingiusta. A nessuno dovrebbe essere chiesto di scegliere tra salute e lavoro!
Prospetto della riconversione vista dall'alto.
La magistratura di Taranto si trova a combattere un’epica battaglia contro lo Stato che sembra averci abbandonato al nostro cruento destino! Ma un'alternativa esiste! Il mondo è pieno di città o intere regioni che in passato erano inquinate come Taranto e poi sono state trasformate. Una di queste si trova nel bacino della Ruhr, una grande area industriale che è stata oggetto di un ciclopico lavoro di recupero per creare L'IBA Emscher Park.

Dati alla mano sfati anche il falso mito di un’Ilva grande 2, 3, 4 volte Taranto…
L'ilva si estende su una superficie che è quasi il doppio di quella della città di Taranto. Se poi si considera tutto il polo industriale con Cementir e la Raffineria Eni si va ben oltre!

Trasformazione degli spazi urbani, fusione con la città, mutamento delle relazioni, aree verdi attrezzate, mobilità sostenibile, energia pulita, recupero dell’area portuale e conservazione della memoria storica della fabbrica. Hai pensato proprio a tutto. Quanto sarebbe importante per Taranto tutto questo?
Taranto è una città con un grande potenziale ma inutilizzato. Un cambiamento di questa portata ci permetterebbe di voltare le spalle una volta per tutte all'acciaio, sfruttando le risorse che questa terra con la sua storia, il mare ed il clima ci offre da sempre. Tutto ciò ci permetterebbe di risanare non solo i grandi problemi ambientali ma soprattutto quelli economici!

E’ una pianificazione che darebbe grande impulso all’urbanistica di una città disegnata bene dalla natura e male dall’uomo. Quali sono state le difficoltà che hai riscontrato, o i nodi più intricati da sciogliere.
In primis reperire il materiale! Ho iniziato la tesi mesi prima che scoppiasse il “Caso Ilva”, quindi ho avuto grandissime difficoltà a recuperare i dati per la parte di analisi, planimetrie ecc. La risposta più bella l'ho avuta direttamente dall'azienda quando al telefono mi hanno risposto:  “signorina non possiamo aiutarla perchè tutto ciò che riguarda l'ilva è top secret ”. Naturalmente tutto questo mi ha dato la forza per accanirmi ancora di più e non mollare! Per quanto riguarda il progetto invece devo dire che non è stato facile riuscire a fondere il nuovo con le preesistenze, perché l'idea di base era quella di riutilizzare i monumenti industriali assegnandogli nuove funzioni.


La tua realizzazione prevede aree per l’arte, il commercio, lo sport, il tempo libero e spazi espositivi. La commistione fra pubblico e privato è molto ben equilibrata e a guardare il tuo progetto sembra davvero siano investimenti in grado di rivedere e rilanciare l’economia locale. Pensi che dalle ceneri dell’industria si possa costruire una città di cultura e turismo?
Assolutamente si! L'idea progettuale è quella di riconnettere l'area industriale al tessuto urbano, inserendo un nuovo sistema infrastrutturale che dia nuovo respiro alla città. L'economia di Taranto potrebbe davvero rifiorire attraverso l'attuazione di un progetto del genere, perchè finalmente si darebbe un taglio all'inquinamento favorendo una volta per tutte il turismo, l'itticoltura, la pesca, l'agricoltura ecc ecc.



Ti sei laureata a gennaio e se non andiamo errati vivi ancora a Roma, dove hai completato i tuoi studi. Domanda retorica: ti piacerebbe tornare a Taranto, magari per realizzare il tuo progetto? 

Mi piacerebbe molto tornare a Taranto, poi se si trattasse di realizzare il progetto ancora di più! Ho mandato il mio CV in molti studi a Taranto, Italia...Europa! Il periodo non è dei migliori, quindi per quanto la mia indole di sognatrice mi spinga a non mollare..devo comunque fare i conti con la realtà!

Quale credi potrebbe essere la ricetta per ridare a Taranto i suoi ragazzi?
Dare spazio alle nostre idee e sfruttarci nel senso buono del termine, ovvero darci la possibilità di mettere le nostre competenze e tutto ciò che abbiamo appreso ed assorbito negli anni di studio a disposizione della città. La nostra generazione è stanca di subire impotente i soprusi che vengono inflitti al nostro territorio, siamo ansiosi di poter dare il nostro contributo per rimettere in sesto la nostra bellissima Taranto!

L’associazione Peacelink ha organizzato un convegno dal titolo “Tesi su Taranto” che avrà luogo domani, 2 luglio alle 15 presso la sede universitaria del convento di San Francesco, nel Borgo antico. Verranno presentate due tesi sul caso Ilva, di cui una è quella di Alice, e un caso studio sulla bonifica di Hammarby Sjostad (Stoccolma). QUI i dettagli dell'evento.

1 commento:

CHEF GIOVANNI ha detto...

Principalmente, complimenti, un vecchio sogno di rivalutazione e riconversione, del Territorio e area (spero presto (Ilva) fatto "giovane", senza considerare che per la "pulizia del;Ilva ci voglio anni di lavoro e il triplo delle maestranze, per poi farne un progetto che abbia vocazione anche turistica...e pensare che noi le menti li abbiamo in casa e assumiami architetti di altre nazioni per le progettazioni del nostro terrotorio, quando li abbiamo in casa..BRAVISSIMA.

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