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mercoledì 16 gennaio 2013

TRE DOMANDE A... l'arch. Augusto Ressa, direttore della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle province di Taranto, Brindisi e Lecce


Il MArTa.
Torna la nostra rubrica “Tre domande a...”. Questa volta ci occupiamo di cultura e, nello specifico, di “politica museale”: argomenti di primaria importanza per lo sviluppo di Taranto in chiave turistica. Tante le questioni aperte, dall’allestimento del MArTa ai lavori di Palazzo Pantaleo, interessato da un progetto molto ambizioso che lo destina a “museo della città”. Abbiamo rivolto i nostri quesiti all’architetto Augusto Ressa, della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici ed al Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le province di Lecce, Brindisi e Taranto
Architetto, il Museo Nazionale di Taranto è una delle più straordinarie raccolte italiane di archeologia. La ripresa nei mesi scorsi dei lavori di allestimento del percorso espositivo costituisce quindi un’ottima notizia per la comunità tarantina, e non solo. Conosciamo le difficoltà attraversate dal cantiere in questi anni, dovute alla carenza di finanziamenti. Le chiediamo quindi se la somma stanziata sia sufficiente al completamento del primo piano, e se ci siano tempi certi anche per la copertura finanziaria dei lavori del secondo. Inoltre, per quanto di sua competenza, può informarci se avrà seguito la proposta per la creazione di un percorso “parallelo” dedicato ai visitatori non vedenti, che secondo alcuni indiscrezioni giornalistiche dovrebbe trovare spazio proprio negli ambienti del piano superiore? 

E' in corso da circa un anno l'intervento di riallestimento del primo piano, che di fatto costituisce la conclusione del percorso museale. Come saprete l'esposizione parte dal secondo piano con il periodo preistorico e la colonizzazione greca, e si chiude al primo piano con i documenti della città bizantina. Il gruppo di lavoro, costituito dal sottoscritto e da funzionari della Soprintendenza Archeologica della Puglia coordinati dalla direttrice del MARTA, dott.ssa Antonietta Dell'Aglio, prevede di riaprire l'intero primo piano entro l'anno. Già dal mese prossimo si eseguiranno tutte le lavorazioni e l'allestimento del secondo piano, lavori resi possibili a seguito del finanziamento accordato a fine 2012 dal CIPE. Il progetto, in fase di perfezionamento proprio in questi giorni, prevede fra l'altro la sistemazione di un ambiente dedicato alla preparazione alla visita, sempre al secondo piano, che contempla anche una sezione per non vedenti con supporti comunicativi di tipo sonoro e tattile, secondo criteri già adottati in molti musei europei.

L’inaugurazione lo scorso anno del nuovo Museo Diocesano ha costituito senza dubbio un evento, la cui importanza forse non è stata ancora compresa appieno dalla comunità locale. Che Taranto fosse sede di una grande istituzione museale archeologica era un fatto "noto", ma che la nostra città potesse vantare pure una raccolta d'arte come quella esposta nell’ex palazzo del Seminario è cosa che ha stupito anche gli stessi addetti ai lavori: tesori dei quali in molti ignoravano perfino l'esistenza. Il patrimonio artistico della Diocesi è però ancora più vasto. Nel nuovo allestimento del MuDi sono state escluse alcune notevoli opere, come la tavola cinquecentesca della Madonna della Salute, proveniente dal Castello Aragonese, e le tele di Nicola Malinconico che decoravano la Cattedrale di San Cataldo prima dei restauri degli anni cinquanta. Quale sarà la destinazione definitiva di queste importanti testimonianze? Resteranno nel Palazzo Arcivescovile o torneranno ad essere fruibili nelle loro “sedi originarie”?  

Per quanto riguarda le tele del Malinconico, il mio parere è che non possano ritornare nella Cattedrale, tenuto conto che il contesto entro cui si collocavano, facente parte della fase barocca, è stato del tutto cancellato nel corso del restauro degli anni '50. Inoltre i dipinti, così come la tavola della Madonna della Salute, sono custoditi nel Palazzo Arcivescovile da oltre 60 anni, così come tante opere e arredi provenienti da chiese e palazzi della Città Vecchia, e collocati in maniera adeguata per la fruizione e la conservazione. Non dimentichiamo che a seguito del recente restauro l'Episcopio è aperto alle visite ed è perciò possibile avvicinarsi a queste opere all'interno di un contesto di straordinario interesse sotto il profilo storico, architettonico ed artistico. Non condivido l'espoliazione del Palazzo Arcivescovile, per tradurre i dipinti da un luogo vivo ad un luogo asettico ed astratto quale un Museo. Basti osservare lo straniamento del prezioso "Sogno di San Giuseppe" del Giaquinto nell'attuale sistemazione, rispetto alla precedente collocazione nell'Episcopio, e così delle tele che ornavano la cappella del Palazzo, opere d'arte, ma anche di devozione, ridotte a belli oggetti da ammirare insieme a tanti altri.

In ultimo, le annose questioni del “museo della città” di Palazzo Pantaleo, inaugurato in parte lo scorso mese di febbraio con la collezione etnografica “Majorano” ma di fatto ancora inaccessibile, e delle tele che decoravano i controsoffitti lignei dei Palazzi De Bellis e Fornaro, trasferite per restauro a Roma negli anni ottanta e non più restituite. Quali sono i problemi tecnico-burocratici che ne impediscono ancora la risoluzione positiva?  

L'intervento sul Pantaleo è condotto dal Comune di Taranto, con l'alta sorveglianza della Soprintendenza BAP di Lecce, Brindisi e Taranto. In particolare il cosiddetto Museo Virtuale della Città si avvale di un comitato tecnico scientifico di cui fanno parte le due soprintendenze (BAP e Archeologica). Il museo virtuale è in fase avanzata di progettazione e spetta al Comune indire il bando di gara per la sua realizzazione. Nel frattempo credo che sia intenzione dell'Amministrazione comunale di Taranto, aprire il Palazzo al pubblico nei prossimi mesi. A tal fine, accogliendo anche il mio  suggerimento, si procederà a trasferire gli arredi superstiti del Palazzo Carducci al piano nobile del Pantaleo, quale collocazione provvisoria.
di Gianpiero Romano
Archeologia Taranto