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mercoledì 23 gennaio 2013

SVILUPPO - Clini arriva nell'insolente Taranto, ma la città pensa a un altro futuro

Taranto continua a deludere il povero Clini.
La storia si ripete con incredibile precisione. Duemila e trecento anni fa fu il console Postumio a giungere nella nostra città per imporre la volontà di Roma ai tarantini. Oggi Clini arriva in una Taranto blindata per venire a imporre il volere di un Governo che rappresenta solo i poteri forti. Il problema non è però che siano forti, quanto che seguano logiche vecchie, anti-etiche e volte al profitto maggiore col minor costo. Non importa che questa corsa al profitto generi morte e insalubrità. Un'arroganza tanto cieca da rendere incomprensibile alla gente comune a cosa serva questa folle corsa all’accumulo senza mai guardare al nulla che si sta seminando intorno. I profitti dell’Ilva a Taranto potrebbero sistemare generazioni di Riva con altissimo tenore di vita, ma di coscienza e comprensione evidentemente ce ne sono poche, tanto in questa famiglia, che nella gente senza arte né parte a cui abbiamo permesso di scalare le vette della politica, con le nostre deleghe incontrollate. Eppure una cosa dev’essere chiara: un altro futuro per Taranto c’è e ci deve essere. Questo momento di drammatica rottura deve trasformarsi nell’occasione della vita e tutti dobbiamo sentire la responsabilità di sfruttarla al meglio. E’ difficile pensarlo perché non siamo in uno stato normale. Uno Stato normale parlerebbe di bonifiche e alternative, garantendosi che anche il privato metta a monte le somme per riparare ai gravissimi danni prodotti. Qui invece di bonifiche proprio non se ne vuol parlare, perché allo Stato (e non solo al Governo, si badi), interessa salvare i compagnucci di merenda, non certo la città e chi la abita. Parlare di bonifiche e alternative aprirebbe uno spiraglio di futuro diverso di cui noi tarantini non dobbiamo sentire nemmeno l’odore, non si sa mai iniziamo a credere che si può vivere meglio.
Taranto è strategica per gli interessi nazionali perché è stata il tappeto sotto il quale nascondere le schifezze nazionali, quelle che caratterizzano una certa politica e una certa imprenditoria “all’italiana”. La terra che rendeva tutto possibile perché disunita, povera, inconsapevole e indolente. Ora però pure alle pulci è venuta la tosse e vallo a trovare un altro posto con queste ghiotte caratteristiche… se poi da Taranto partisse un movimento di riscossa nazionale non ne parliamo proprio. Ecco perché vale la pena provarle tutte per far passare questa tosse. Di responsabilizzare l’industria e le teste che la muovono non se ne parla, perché significherebbe cambiare persone e non tenersi gli stessi delinquenti, perciò meglio usare gli strumenti di sempre. L’imposizione, per esempio, le menzogne di Stato, i raggiri legali e la oliata propaganda e vediamo se se ne esce. Al momento però non funziona. I tarantini riescono a informarsi bypassando l’informazione ufficiale e a comprendere aldilà di quanto vogliono fargli capire. Questo fa infuriare il Banco che, corroso dalla sua bulimìa, ora rischia di saltare. E se salta avrebbe tutto il piacere di lasciar sprofondare l’insolente Taranto, colpevole di ribellarsi all’interesse nazionale, nel suo nulla e nella sua landa desolata. Altro che bonifiche, che crepino i tarantini ribelli e la loro terra maledetta, così imparano a far saltare il banco e la sua Piovra. Per questo quel sequestro di materiali nei piazzali dell’Ilva costituisce l’unica vera via d’uscita da questo ricatto che vuole portarci, ancora una volta, a fare la scelta sbagliata. Dissequestrarlo aiuterebbe Riva & C., ma non noi. Ma il tempo dei sacrifici per gli altri è veramente finito. Con quei soldi dobbiamo bonificarci terra, mare e aria, far lavorare i nostri operai e assumerne di altri. E con quel tempo dobbiamo programmarci un altro futuro. Senza catene e senza morti. 
Leggi QUInel paragrafo "L'oltraggio di Filonide", l'episodio dell'arrivo di Postumio a Taranto e l'accolienza riservatagli dai tarantini e divertiti a notare tutte le incredibili similitudini col presente.