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giovedì 26 luglio 2012

POLITICA – Cultura e turismo possono attendere, ancora trascurate le alternative di sviluppo per la città

Continua a palazzo di Città la telenovela del sindaco Stefàno e della sua Giunta che, a quasi tre mesi dalle elezioni, stenta ancora a comporsi a causa di beghe politiche di basso profilo. Nominati l’altro giorno altri tre assessori, Stellato (UdC) al Decentramento, Rapporto con le istituzioni e Attuazione del programma, Baio (Pd) ad Ambiente e Sanità e Viafora (tecnico) a Servizi sociali e Politiche giovanili, con la truppa dello Stefàno Bis che sale appena a quota 6 assessori. Già investiti di delega sono Cosa (SdS) a Urbanistica e Area Vasta, Scozzi al Patrimonio e Carella a Centro storico e Decoro urbano. Sconcerta l’affermazione del sindaco che ritiene inutile fare ulteriori nomine a pochi giorni dalle ferie, in una città che, in mezzo a mille problemi, vive un vuoto politico inaccettabile e che si protrarrà ancora fino a settembre. Non siamo affatto convinti dell’inutilità delle nomine da subito, sia per il segnale che si darebbe a una città in cerca di futuro, sia per dar modo ai neo assessori di prendere confidenza con le materie assegnate. La verità sembra essere piuttosto l’assoluta mancanza di coesione nella coalizione che ha vinto le amministrative di maggio, aldilà di tutti i proclami pre-elettorali. Figurarsi che già si parla di ‘appoggio esterno’ del Pd. Sbaglieremo, ma ci pare sempre più avvalorata la tesi che portammo avanti mesi orsono da queste pagine, circa il fatto che ad unire l’armata Brancaleone fosse solo la paura del nemico che proveniva dalla società civile (liste Bonelli e Cinque Stelle su tutti), cosa che dovrebbe indurre a riflettere sui motivi. Tuttavia, da questo primo giro di nomine, si deducono evidentemente le priorità della nuova amministrazione e se ne evince che, ancora una volta, cultura e turismo non sono giudicate forze in grado di tirar fuori Taranto dal suo guado (lo si capirà mai?). Ahinoi la storia ci insegna in modo inequivocabile che un popolo tenuto nell’ignoranza è più facile da dominare, motivo per il quale i regnanti meno limpidi e illuminati di ogni epoca hanno sempre coltivato incultura e divisioni. Da tempo abbiamo il pessimo esempio della Provincia del pres. Florido che non ha mai nominato un assessore alla Cultura e all’Università, né fa nulla sul fronte turistico, dove pure avrebbe grandi poteri di coordinamento fra i comuni. Ora Stefàno che trascura le stesse deleghe, oltre a quella alla Pubblica Istruzione a poche settimane dall’inizio delle scuole. La regola continua ad essere quella del vivere alla giornata, ma la cultura non è patrocinare qualche eventuccio dell’ultima ora, ma una strategia di crescita del territorio da programmare con attenzione e divulgare con un mirato marketing territoriale. Già, marketing territoriale, definizione sconosciuta ai nostri politici e oggetto invece di importanti assessorati nelle città più lungimiranti. Avete mai notato in città i grossi cartelloni pubblicitari che divulgano gli eventi di Bari, Lecce, Matera e rispettive provincie? Pensate che in queste città possiate trovare pubblicizzati gli eventi di Taranto? Non potrà mai avvenire per quei pochi appuntamenti messi in piedi solo pochi giorni prima della loro realizzazione. Cartelloni che andrebbero pensati una stagione per l’altra, qui vengono arrangiati a luglio inoltrato, solo per intrattenere i tarantini e perciò senza creare alcuna economia per la città. Poi i beni architettonici e i siti archeologici, trascurati e sempre privi di seri piani di gestione che ne assicurino cure e fruibilità. Così accade che Taranto riesca a perdere il treno del Salento turistico, invaso dai visitatori a pochissimi km da noi, da guardare dalla finestra con ammirazione e grande invidia. Il bello (mica tanto) è che in tanti chiedono alternative di sviluppo a quanti difendono la vita e non a chi paghiamo perché ci rappresenti… Andrebbero censite le associazioni e le imprese del territorio dei rami turistico e culturale, create apposite consulte comunali e studiata una strategia di crescita del territorio per gli anni a venire che valorizzi i nostri tanti tesori storici e paesaggistici. Stesso discorso per l’università, per la quale occorre pressare Bari affinché, pur nelle ristrettezze economiche attuali, si possa puntare al potenziamento dei servizi attualmente carenti. Per arrivare subito dopo ad accrescere l’offerta formativa con facoltà di spessore che registrino eccesso di domanda a Bari e Lecce. Non solo trattenere giovani tarantini quindi, ma importarne da fuori per elevare la cultura e fare ciò che fanno Bari e Lecce a scapito dei tarantini: economia. Pensate agli affitti, alle librerie, ai locali, ai ristoratori, agli eventi che si moltiplicherebbero con l’aumento della richiesta di cultura e intrattenimento. Per fortuna registriamo l’assegnazione delle deleghe all’Ambiente (sempreché non sia per garantire gli interessi della grande industria, piuttosto che quelli dei tarantini) e quella al Centro storico, nòcciolo della possibile svolta della città. Ma qui c’è da augurarsi che l’arch. Carella sappia fare meglio e di più del collega che l’ha preceduta Nistri, del quale ricordiamo solo la promessa non mantenuta del posizionamento delle antiche bàsole sul pavimento dell’Isola (leggi QUI)...
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