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giovedì 24 novembre 2011

CULTURA - Tommaso Niccolò D'Aquino, il poeta che cantò le meraviglie di Taranto

Le spoglie di D'Aquino a S. Agostino
(foto Paolo Fiusco)
Ricorre oggi il 346° anniversario della nascita del poeta tarantino Tommaso Niccolo’ D’Aquino. Se si ama Taranto non ci si può esimere dal ricordare la figura di questo concittadino che, meglio di chiunque altro, seppe cantare le bellezze del nostro territorio. Le sue Deliciae Tarentine sono un vero e proprio inno d’amore verso la città che gli dette i natali, un poema in 4 libri in cui vengono descritte le meraviglie paesaggistiche e artistiche di Taranto, insieme a storia, usanze e cenni della sua mitologia, spesso incentrate attorno al mare e ai suoi mestieri. D’Aquino, che dà il nome alla via principale del borgo di Taranto, nacque il 24 novembre del 1665 da Guido Secondo e Maria Capitignani, conti di origine longobarda stabilitisi a Taranto per sostenere il ritorno dei D’Angiò sul trono di Napoli contro Ferdinando I d’Aragona. Si formò presso il collegio dei gesuiti di Napoli, dove ebbe inizio il suo percorso umanistico da appassionato degli scritti di Virgilio, il cui stile sarà rintracciabile in larga parte proprio nelle Delizie Tarentine. Tornato a Taranto, nel 1689 sposò Teresa Carducci e nel 1703, alla morte del padre sindaco della città, divenne egli stesso primo cittadino per due anni in cui mostrò tutta la sua passione e la sua sensibilità, guadagnandosi i favori dei tarantini. Tuttavia un incarico presso la prestigiosa Accademia dell’Arcadia di Roma, fece prevalere il suo animo di letterato, portandolo nuovamente lontano dalla città natale, alla quale continuò a rimanere profondamente legato. A questo legame si rifà la sua collaborazione con l’Accademia degli Audaci voluta da Giovanni Giovine, importante contenitore culturale dell’epoca, ospitato presso la residenza cinquecentesca di famiglia di palazzo D’Aquino, dove lo scrittore nacque e mise a disposizione di tutti la corposa biblioteca. Seguirono anni di intenso dolore per la morte della madre e poi della moglie per parto, interrotti solo dal secondo matrimonio con la leccese Ippolita Tafuri, che lo portò a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in una villa di Leverano. Fedele al suo spirito riservato non pubblicò mai le sue opere, la maggior parte delle quali andarono perdute per l’incuria di chi avrebbe dovuto custodirle. La pubblicazione nel 1771 delle Delizie Tarentine fu merito dell’umanista Cataldantonio Artenisio Carducci, grazie al quale oggi possiamo celebrare la tarantinità di fine Seicento, quella delle tradizioni che ci ricordano chi siamo e che dobbiamo aver cura di non farci portar via da alcuno. Lo splendido palazzo D’Aquino, sul pendio La Riccia dell’Isola, è oggi sede universitaria, per una destinazione d'uso che non poteva essere più rispettosa del cantore di Taranto. Le spoglie di D’Aquino sono tumulate sempre nel centro storico, nella chiesa di Sant’Agostino, a pochi passi da dove nacque. La città di Taranto ricorda il suo cantore con un'iscrizione commemorativa posta all'inizio dell'omonima via, all'angolo con corso Due Mari ed una posta sulla facciata di palazzo D'Aquino. Per i tuoi approfondimenti ti suggeriamo di cliccare QUI e QUI.

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