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venerdì 11 novembre 2011

CULTURA – 71° anniversario della Notte di Taranto, la Pearl Harbour italiana

Un "pescespada" armato di siluro.
Questa notte ricorre l’anniversario di quella che rimase nella storia come La Notte di Taranto, una delle disfatte più cocenti della Regia Marina italiana durante la II guerra mondiale. Una ferita indelebile per Taranto, il cui ricordo affiora ancor oggi insieme agli ordigni che di tanto in tanto vengono ritrovati nei nostri mari, impigliati fra le reti di qualche peschereccio. Erano le 22,58 dell’11 novembre 1940 quando il cielo di Taranto venne illuminato a giorno dai “bengalieri” della Royal Air Force inglese. Era partita l’operazione Judgement: due ondate a distanza di mezz’ora l’una dall’altra, portarono sulla città 21 swordfish, i vecchi biplani ereditati dalla I guerra mondiale, i quali sganciarono una serie impressionante di bombe e siluri sulla flotta italiana, ormeggiata quasi per intero nel porto della città bimare. Mentre sei bombardieri creavano il diversivo attaccando le navi minori in mar Piccolo, undici siluranti aprivano il fuoco sulle corazzate alla fonda di mar Grande, colpendo gravemente la Cavour, la Littorio e la Duilio e danneggiando il Trento e il Libeccio. Un’ora e mezza dopo fu tutto finito. Un attacco studiato sin dal 1935 per sbarazzarsi della presenza italiana nel mediterraneo, teatro dei traffici inglesi con Malta e le colonie d’Africa. La missione era stata fissata per il 21 ottobre, anniversario della vittoria di Nelson a Trafalgar, ma un incendio sull’Illustrious e un’avaria alla Eagle, le portaerei da cui sarebbero decollati i velivoli nei pressi di Zante, fece slittare tutto e pianificare l’attacco con la sola Illustrious e nove aerei in meno. La fortuna però aiutò gli audaci, perché l’11 novembre le condizioni per l’attacco furono ancora più favorevoli: appena il 25 ottobre l’Italia dichiarò guerra alla Grecia e questa mossa finì col concentrare nel nostro porto anche le navi solitamente dislocate a Napoli, Messina e Palermo. Oltre a ciò il destino volle che la notte prima dell'attacco la rete antisiluri venisse imprudentemente lasciata aperta proprio dopo l’ingresso in porto di una di queste corazzate di rinforzo e che una mareggiata strappasse alcuni degli 87 palloni di sbarramento posizionati a protezione delle navi. Ci si mise anche la luna piena che consentì le migliori condizioni visive per il bombardamento. Di quella notte abbiamo parlato con 'don' Armando, classe 1917, una delle memorie più antiche e lucide della città. Venerdì prossimo è l’11 novembre… E' vero, la Pearl Harbour italiana - mi risponde cambiando espressione e lasciando tornare alla mente i ricordi - era sera, sentimmo arrivare gli aerei e vedemmo i bagliori dei bengala lanciati per illuminare i bersagli, scappammo subito in cantina, tutti ne avevamo una, erano i nostri rifugi. Non proprio sicuri come rifugi… bè certo, fosse caduta una bomba sulla casa ci sarebbe stato poco da fare. Ci passavano proprio sopra perché eravamo sulla rotta del porto. All’inizio andarono a mar Piccolo ma era solo per distogliere l’attenzione della contraerei da mar Grande, dove si lanciarono a pelo d’acqua coi siluri. Però qualche aereo lo abbattemmo! Mio fratello stava sulla Vittorio Veneto, per fortuna si salvò, la nave fu presa di mira più volte ma mancarono il bersaglio. Immagino la paura. Furono minuti molto lunghi ma alla fine abbiamo sempre sperato che si ‘limitassero’ a obiettivi militari, anche se purtroppo ne morirono tanti. Già, 58. Come viveste il giorno dopo? appena fece giorno andammo sul lungomare, la scena era desolata, c’era tanta gente, i soccorritori sentirono dei rumori metallici provenire da sotto alla Cavour, si pensò a dei superstiti, invece era un tronco che urtava le lamiere contorte sott’acqua. La Cavour era stata portata ad incagliare davanti a Chiapparo, la Duilio davanti a Lido Sirena a lungomare, se allungavi il braccio le potevi toccare. Sul terrazzo di casa nostra trovammo le schegge delle bombe…andò bene perché poi scoprimmo che qualcuna cadde anche su c.so Umberto. A casa di un nostro amico ne disinnescarono una conficcatasi praticamente in casa, aveva sfondato il tetto e si era fermata appena sopra alla camera da letto. La Marina fece parecchi errori di valutazione, ho letto che si parlò anche di complottoNon ci fu complotto, non avevamo portaerei e a Taranto ci sentivamo al sicuro, ma certo… Cosa? ...per giorni, prima dell’attacco, passarono dei ricognitori inglesi, ricordo ancora gli annunci alla radio “attenzione, ricognitore in azione, attenzione” e non fummo capaci né di capire, né di far alzare un aereo per fermarli. Avevano le foto di tutto, il comandante della portaerei (Sir Lumbey St. G. Lyster - ndr) era stato anche di stanza a Taranto durante la I guerra mondiale e conosceva bene il porto, figurati che i siluri vennero tarati per passare appena sotto alle nostre reti... Qualche giorno dopo sistemarono tutti i palloni intorno alle navi superstiti, quando i buoi erano già scappati dalla stalla... E’ così che andò. Uno degli episodi più drammatici della nostra storia raccontati senza superlativi e senza esasperazione, altri tempi. Ehi don Armando, la prossima volta facciamo l'intervista con la videocamera, così la mettiamo su youtube. Va bene… dov’è che la mettiamo a nonno?
Per i tuoi approfondimenti guarda il documentario in inglese QUI e clicca sui siti della regia marina, dell'aviazione, dell'anmi e qui, sono stati le fonti per questo post.

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