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venerdì 2 settembre 2011

CITTA’ VECCHIA – La preziosa eredità dell’Isola che Vogliamo

L'Isola del tesoro di Taranto.
L’Isola che Vogliamo ha chiuso i battenti mercoledì notte ed abbiamo provato ad analizzare levento dellestate tarantina a mente fredda, per evitare che gli entusiasmi a caldo alterassero la visione delle cose. Ma il risultato non è cambiato. Abbiamo anche letto le critiche che qualche concittadino ha rivolto allorganizzazione ma, ad eccezione di quelle costruttive concepite con spirito partecipativo, le altre connotavano più che altro il timore che i tarantini provano istintivamente per i cambiamenti. E' comprensibileperché la storia ci ha insegnato che a credere nel riscatto corrisponde quasi sempre una delusione e a trasformare la speranza cè spesso unillusione. Però la storia si può cambiare e per farlo occorre rileggere gli errori del passato, quelli che ci hanno reso correi delle nostre disfatte. Da Annibale a Pirro, dallArsenale alla grande industria e fino ai sindaci di turno, Taranto ha sempre affidato il suo destino nelle mani di unMessìa, che esso fosse personificato da un re o dallo Stato, e ha pagato dazio per non aver accompagnato la costruzione del suo destino, delegandolo in toto al colonizzatore di turno. Per questo lIsola che Vogliamo, pur conclusa, continua a rappresentare la speranza e ad alimentare la fiducia, perché si è finalmente spezzato lincantesimo che ci voleva rassegnati e sempre pronti a quel maledetto te lavevo detto che andava a finire male di chi aveva il terrore di rimboccarsi le maniche per non restare ancora tra i delusi. L'impersonale "si dovrebbe fare" sta lasciando il passo al "cosa posso fare io"...non esistono bacchette magiche, solo strade da percorrere con fatica, ma il primo passo è stato mosso, negarlo vuol dire non volerlo ammettere. LIsola è stato un evento di tutti e costruito da tutti, senza padroni e con la politica relegata a fare quello per cui nasce, cioè a sostenere, e non organizzare, uniniziativa che è e resta dei privati e soprattutto dei tarantini. Lo sanno bene i tanti detrattori che hanno investito nellaffossamento della città piuttosto che nella sua rinascita e che ora sono così pervasi dalla paura di perdere tutto, che già iniziano ad agitarsi e ad abbassare il livello della contrapposizione con la parte migliore della città. Ci aspetteranno tempi durissimi e colpi molto bassi, ma se sapremo tenere duro e restare vicini, la primavera arriverà presto e sarà calda come ai gloriosi tempi della Magna Grecia e come labbiamo sempre sognataforza, Taranto.

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