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sabato 14 maggio 2011

SVILUPPO - Il Punto di Targato TA sulla dismissione delle aree demaniali

Aerea di Taranto.
Schiacciata fra industrie e servitù militari, Taranto da almeno un ventennio guarda alle aree demaniali in disuso per immaginare un futuro di turismo e nuove opportunità. A che punto si è giunti? i filoni sono tre: 1) le aree che il Comune ha chiesto al Demanio in quanto non più utilizzate. Ne fanno parte l'ex Stazione Torpediniere sul mar Piccolo, l'isola di San Paolo e gli ex baraccamenti Cattolica, area compresa fra via Crispi e via Di Palma. Per tutte e tre il Comune ha avanzato dei progetti nell'ambito del piano strategico Area Vasta Tarantina, programma riguardante i 28 comuni della provincia di Taranto (meno Martina che fa parte di quella della Valle d'Itria), che prevedeva un finanziamento di 1miliardo di euro per opere infrastrutturali e per la mobilità. Il piano, che sarebbe stato sostenuto con i fondi statali per le aree sottosviluppate (FAS) e con quelli europei (FESR), ha segnato un brusco stop a inizio 2009 con la riduzione degli stanziamenti da parte del Governo e vive tuttora in un limbo senza apparente via d'uscita. I progetti previsti in Area Vasta sono diversi, ma quelli relativi alle tre aree demaniali menzionate fanno i conti senza l'oste, poiché il Comune, in realtà, è ben lontano dall'avere i beni a disposizione. Le sollecitazioni fatte al Governo sono state molteplici (v. QUI) e fanno appello ad un protocollo d'intesa risalente al 1992 - mai rispettato - in cui il Demanio si impegnava a concedere le aree del mar Piccolo alla città, in cambio di quelle su cui si sarebbe costruita la nuova Base Navale. L'ultimo aggiornamento a riguardo risale al 17 dicembre dello scorso anno, quando il sottosegretario per la Difesa Cossiga, interpellato sulla questione, ne ha rimandato la soluzione al completamento del piano sul riordino degli arsenali italiani. In pratica si è preso tempo per non dire di no e, da allora, non si sono registrati ulteriori azioni da parte delle amm.ni locali. Vedi QUI il progetto proposto per l'ex Staz. Torpediniere, QUI quello per S. Paolo e QUI per l'area degli baraccamenti Cattolica.
2) le aree che lo Stato ha deciso di trasferire ai comuni a patto che siano presentati validi progetti di sviluppo. Sono il frutto dell'attuazione del cosiddetto federalismo demaniale e comprendono, fra le altre, l'ex carcere militare di via Pupino (accanto a villa Peripato), parco Cimino, la ferrovia della Circummarpiccolo, le masserie Giranda Spagnolo, Rondinella, Cesario, Annunziata, il fabbricato demaniale di v.le Virgilio, le aree del mercato Fadini, della sede Amiu e della Cittadella delle Imprese. Fra queste anche l'area della Salina Grande, che sembra però nascondere insidie legate all'inquinamento dei terreni e per la quale il Comune, in caso di cessione, rischia di ereditare anche il fardello non indifferente delle bonifiche che erano in capo all'amm.ne statale (leggi QUI). La scadenza per la presentazione da parte dei comuni delle richieste di trasferimento dei beni è prevista per il 26 giugno prossimo e al momento sul piatto risulta solo il vecchio progetto (deliberato dalla Giunta a settembre 2009) per la realizzazione di una metropolitana leggera lungo la ferrovia della Circummarpiccolo (vedilo per intero QUI).

3) aree che lo Stato ha deciso di mettere all'asta per far cassa, fra le quali ricade la nostra isola di San Paolo, già oggetto di progetto di valorizzazione come su riportato. La notizia della vendita dell'Isola (v. QUI) ha mobilitato trasversalmente gli amministratori locali a tutti i livelli - oltre alla cittadinanza - e, nell'incontro pubblico del 31 gennaio scorso è stata avanzata la proposta per un accordo di programma fra enti locali, Marina Militare e Invitalia (la società che cura la vendita delle aree demaniali per conto dello Stato) che scongiuri la vendita e agevoli il passaggio del prezioso bene all'Ente civico.

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